Numero 2/2013

 

Infrastructures
Dal convegno in Bocconi del 4 marzo 2013 Infrastrutture del futuro. Riflessioni per i Governi che verranno. Contributi di Gennarino Tozzi di ASPI, Livio Gallo di Enel, Lorenzo Fiori di Finmeccanica, Marco Pizzarotti di Pizzarotti, Pietro Guindani di Vodafone

L'Opinione dei Protagonisti
La parola a Salvatore Pinto, Presidente e Amministratore Delegato di Axpo Italia

Dall'Osservatorio M&A Utilities
- Dalla crisi al rilancio: un'analisi delle utilities italiane
- 50 operazioni di investimento viste da Fichtner Italia

Dall'Osservatorio Rinnovabili OIR
- Potenzialità e sviluppo del mercato delle rinnovabili in Messico
- L'analisi del nuovo piano della Politica energetica polacca al 2030

Inoltre, su infrastrutture e mobilità:
- Il finanziamento. Evoluzione del ruolo di banche e fondi pensione/assicurativi: l'analisi di BNP Paribas
- Il caso della Lombardia: scenari attuali e futuri e confronti con l'Europa
- Linee di intervento per realizzare le infrastrutture
- Il concetto di "canale di servizi"
- Un'analisi del ritardo del sistema idrico italiano

Infrastructures

La sezione Infrastructures di questo numero è composta da interventi e contributi che traggono spunto dal Convegno dello scorso 4 Marzo in Bocconi dal titolo “Infrastrutture del futuro. Riflessioni per i Governi che verranno”. Esso è stato l’occasione per presentare lo studio “Le infrastrutture del futuro. Idee e proposte per i governi che verranno”, realizzato dall’Assessorato alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Lombardia sotto la guida del prof. Andrea Gilardoni. L’analisi – condotta in un’ottica intersettoriale e con riferimento sia al contesto regionale sia nazionale – ha raccolto idee e contributi offerti da operatori e studiosi in 6 settori infrastrutturali fondamentali tra loro distinti ma caratterizzati da crescenti collegamenti: Viabilità, Ferrovie, Aeroporti, Logistica, Utilities, Telecomunicazioni. Lo studio ha, dunque, aperto la strada a un dibattito, proiettato nel futuro, su nuovi progetti e modelli di gestione delle infrastrutture, su come sfruttare e valorizzare le nuove tecnologie, in una prospettiva concreta, realistica e coerente con il nuovo contesto. I contributi di seguito proposti, analizzando le tendenze generali in atto e le priorità di sviluppo infrastrutturale, proponendo soluzioni tecnologiche innovative e una visione integrata di tutte le infrastrutture, includendo i rispettivi punti di vista degli autori rispetto alle principali sfide infrastrutturali del futuro, rappresentano un modo per proseguire tale dibattito.
Il primo contributo di Anna Gervasoni, Francesco Bollazzi e Mario Rossetti del Centro di Ricerca sui Trasporti e le Infrastrutture dell’Università Carlo Cattaneo (CRMT) inquadra gli scenari attuali e futuri delle infrastrutture, con particolare riguardo a quelle della Lombardia. La regione, infatti, al centro di alcuni progetti prioritari nella pianificazione delle reti di trasporto dell’UE, necessita di interventi che contribuiscano ad aumentare la competitività del “Sistema Lombardia”. Interventi che passano non solo dal potenziamento infrastrutturale, ma anche da un ripensamento della qualità del vivere urbano anche attraverso l’adozione di sistemi di trasporto intelligenti e in grado di offrire risposte a una nuova modalità di mobilità, sempre più “on demand”. In questo contesto, è necessaria l’evoluzione del ruolo delle Amministrazioni Pubbliche come soggetti che promuovono e facilitano processi e soluzioni. Infine, gli autori concludono con un’analisi del problema finanziario che è, a oggi, uno dei maggiori vincoli sia alla realizzazione che all’ultimazione delle infrastrutture.
Il secondo contributo di Simona Camerano e Maria Elena Perretti, ricercatrici della Cassa Depositi e Prestiti, individua le possibili linee di intervento per la realizzazione delle infrastrutture. In primo luogo, le autrici danno risalto alla corretta programmazione delle opere al fine di indirizzare le risorse verso interventi effettivamente prioritari in diversi settori infrastrutturali (trasporti, logistica, servizi pubblici essenziali, banda larga, energia). La seconda linea di azione riguarda la qualità della spesa infrastrutturale in Italia, dato che i costi delle opere risultano spesso superiori a quelli sostenuti a parità di condizioni all’estero. Diventano così prioritari i temi che vanno dalla disciplina sull’overdesign alla revisione delle procedure da adottare già nella fase preliminare di ideazione degli interventi. Infine, occorre adoperarsi per strutturare strumenti finanziari in grado di catalizzare risorse soprattutto sul lungo termine e dare concreta applicazione ai nuovi strumenti per il finanziamento delle infrastrutture, come i Project Bond europei.
Il contributo di Gennarino Tozzi di Autostrade per l’Italia individua nella lentezza della burocrazia, nella mole di norme farraginose e complesse che fanno lievitare i costi delle opere, nella frammentazione del potere decisionale, le principali cause che determinano un costante calo degli investimenti nelle infrastrutture. Secondo l’autore, dunque, solo attraverso una vera selezione delle opere che hanno un ritorno in termini di costi benefici, un ricorso sempre maggiore, per il finanziamento delle infrastrutture, al privato che necessita, però, di certezza dei contratti e dei tempi di realizzazione, e la semplificazione di norme e di autorizzazioni è possibile realizzare rapidamente opere realmente utili per il Paese.
L’articolo a cura di Laura Campanini e Andrea Olivetto del Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, attraverso il confronto tra le regioni più popolose e ricche d’Europa (Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña, Rhône-Alpes e Lombardia), mostra una ridotta dotazione della Lombardia relativamente a tutte le infrastrutture di trasporto (autostrade, ferrovie, tpl), ma in particolare con riguardo alla rete viaria stradale e autostradale. Gli autori rilevano, dunque, la necessità di colmare tale gap infrastrutturale e di favorire, con adeguate politiche industriali, la crescita degli operatori dei servizi pubblici locali e della qualità del servizio da essi offerto, per competere con gli altri Paesi europei. Infine, attraverso un’analisi economico-finanziaria delle aziende di trasporto pubblico locale lombarde, gli autori evidenziano la migliore performance delle imprese lombarde rispetto alla media nazionale, con margini di ulteriore miglioramento futuro.
Il contributo di Oliviero Baccelli del CeRTET propone un approccio integrato nello sviluppo infrastrutturale considerando le infrastrutture quali canali di servizi, in grado di veicolare servizi non solo relativi al sistema dei trasporti ma, sfruttando le sinergie e le complementarietà permesse dalle nuove tecnologie, anche ai sistemi di telecomunicazione, energetici e, ove possibile, idrogeologici. Tale evoluzione sarà legata alle dinamiche demografiche e localizzative, soprattutto della Lombardia. Nel contempo, rileva l’autore, è fondamentale l’accelerazione degli investimenti per l’integrazione alle reti TEN-T e una pianificazione chiara e condivisa degli interventi da realizzare e una forte attenzione alle esigenze dei territori.
Livio Gallo di Enel nell’articolo “Smart City: da esigenza emergente a realtà del futuro” sottolinea il ruolo delle reti intelligenti come fattore abilitante lo sviluppo di città in grado di coniugare tutela dell’ambiente, efficienza energetica e sostenibilità economica. Ciò comporta, secondo l’autore, la necessità di introdurre una serie di innovazioni tecnologiche quali l’intelligenza distribuita su tutta l’infrastruttura elettrica che rappresenta la rete nervosa delle città e l’introduzione della mobilità elettrica per il trasporto di persone e di merci. Tutto ciò permetterà di reinventare le nostre città, diventando Smart City, ovvero città sostenibili, efficienti e a ridottissimo impatto ambientale.
Il tema delle Smart City e delle Infrastrutture Critiche sono al centro del contributo di Lorenzo Fiori di Finmeccanica, che vede nello sviluppo e nella modernizzazione infrastrutturale, attraverso lo sviluppo di tecnologie ICT, una grande opportunità di innovazione, di rilancio economico e di immagine per il nostro Paese. Secondo l’autore, il concetto di smart mobility, ad esempio, è interessante, sia perché coinvolge direttamente infrastrutture fisiche classiche (strade, treni, trasporti urbani, merci) e infrastrutture digitali, sia perché la mobilità costituisce uno dei punti critici per il nostro Paese. Infine, evidenzia come lo sviluppo, la sicurezza e la qualità della vita nei Paesi industrializzati dipendono sempre più dal funzionamento, continuo e coordinato, di un insieme di infrastrutture che, per la loro importanza, sono definite Infrastrutture Critiche.
Il contributo di Michele Pizzarotti pone l’attenzione sulla centralità della pianificazione e sulla necessità di contenere il più possibile il consumo del suolo. Da un lato, infatti, ritiene fondamentale che le linee guida per la realizzazione delle opere strategiche per il Paese, funzionali alla creazione di collegamenti con l’Europa e il Mediterraneo, siano dettate dal Governo centrale o siano per lo meno in linea con esso. Dall’altro, superando un modello di urbanizzazione diffusa, propone di partire dal recupero delle aree urbane dismesse e inquinate, con l’obiettivo di ridurre il trasporto su gomma e favorire lo sviluppo di sistemi di trasporto integrati e multimodali per il collegamento di quartieri, aeroporti, stazioni.
Un’overview sul settore idrico è data da Luigi Del Giacco, che nel suo articolo evidenzia la necessità di intervenire rapidamente per adeguare le infrastrutture idriche italiane rilanciando gli investimenti nel settore. L’autore individua fra le cause principali del ritardo infrastrutturale quella di un sistema tariffario da sempre inadeguato a fare fronte agli investimenti, che ammontano per tutto il Paese a circa 65 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. A fronte della crisi del sistema creditizio, dunque, che rende sempre più difficile l’accesso alle fonti di finanziamento, si chiede sempre più insistentemente alla regolazione di settore di operare per rendere la leva tariffaria uno strumento efficiente e capace di garantire la competitività degli operatori idrici Italiani.
L’intervento di Pietro Guindani di Vodafone, svolto in occasione del Convegno “Infrastrutture del Futuro”, dà una panoramica della visione di Vodafone circa le infrastrutture di telecomunicazione in Italia. Dal confronto con i principali Paesi europei, l’Italia ha un tasso di adozione delle tecnologie a banda larga mobile e fissa più elevato. Lo scenario evolutivo auspicato dall’autore prevede una diffusione abbastanza rapida della rete in fibra e del 4G nelle prime 30 grandi città e successivamente, con tempi più diluiti, nelle città di medie dimensioni, fino ad arrivare alle aree rurali in cui ci sarà una migrazione dal rame al radiomobile avanzato 3G, e nel
lungo termine, anche al 4G. Ma la condizione affinché tutto ciò si realizzi è la sussistenza di un quadro di riferimento di norme chiare e di un contesto regolamentare limpido che orienti gli operatori agli investimenti.
Infine, last but not least, l’articolo di Gianluca Gustani di BNP Paribas analizza i cambiamenti di maggior rilievo che stanno influenzando le modalità con cui i progetti infrastrutturali reperiscono le risorse finanziarie. Il modello tradizionale del finanziamento delle infrastrutture, infatti, secondo l’autore, sta evolvendo verso un modello dove c’è maggiore incontro e allineamento tra chi ha deficit di risorse per progetti i cui ritorni sono realizzabili nel lungo termine (società che gestiscono progetti infrastrutturali) e nuovi soggetti in surplus di risorse da impiegare a lungo termine (shadow banking). L’autore, infine, cerca di delineare gli orientamenti futuri focalizzandosi su come tali tendenze possano trovare applicazione nel mercato italiano. Tutto ciò implicherà una ridefinizione del ruolo di tutti gli operatori del mercato, compreso il settore pubblico, che dovrà passare da erogatore di contributi a pianificatore, regolatore e catalizzatore di risorse finanziarie scarse.

Speciale Osservatori

La Rivista ospita, come ormai è prassi, i contributi provenienti dagli Osservatori di cui è partner.
Si tratta in dettaglio:
• OIR – Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili (www.agici.it/industria_delle_rinnovabili.php)
• M&A Utilities – Osservatorio sulle Alleanze e le Strategie nel Mercato Pan-Europeo delle Utilities (www.agici.it/alleanze_e_strategie.php)
• CNF – Osservatorio “I Costi del Non Fare” (www.costidelnonfare.it)

La sezione Speciale Osservatori di questo numero presenta contributi legati all’Osservatorio M&A Utilities
e all’Osservatorio OIR.

Il primo contributo di Barbara Antonioli e Marco Carta riassume i principali punti emersi dallo studio “I comparti delle utilities: dalle ragioni della crisi alle strategie per il rilancio”. La ricerca sul mercato italiano delle utility, presentata il primo marzo a Palazzo Clerici nell’ambito del XIII Workshop Annuale dell’Osservatorio Alleanze e Strategie nel Mercato Pan-Europeo delle Utilities, attraverso l’analisi delle performance dei principali players del mercato italiano, ha messo in evidenza come le multiutility attive nei servizi pubblici stanno reagendo più lentamente alla crisi economica globale rispetto agli altri settori, in particolare le aziende che operano nel campo dei rifiuti. Secondo gli autori, le ragioni della difficoltà del comparto sono dovuti al calo della domanda, alla crescente concorrenza e alla crisi della finanza pubblica e privata, cui si aggiungono la complessità del quadro normativo e regolatorio e l’assenza di una chiara politica industriale di settore. Circa le azioni per rilanciare il settore, lo studio evidenzia il ruolo imprescindibile del soggetto pubblico, unito a quello delle imprese del settore che devono dar vita a un’ampia serie di misure da adottare a livello aziendale, con l’obiettivo finale della valorizzazione del settore dei SPL nel suo complesso, visti come fattore cruciale per lo sviluppo e la crescita locale e nazionale, anche mediante attrazione di nuovi investimenti esteri. Spesso si indagano le cause “esterne” di fallimento dei progetti di investimento infrastrutturale italiani: scarsa programmazione, incertezza normativa, opposizioni locali, ricorsi, ingerenze politiche, difficoltà di accesso al credito, ecc.
L’articolo di Stefano Bianchi di Fichtner Italia, invece, attraverso un’analisi condotta su un campione di 50 operazioni di investimento, mostra le criticità “interne” di tali progetti. In particolare l’indagine ha interessato operazioni di project finance, dismissioni e acquisizioni, per un valore complessivo di circa 14 miliardi di euro, su cui Fichtner ha operato per la realizzazione di infrastrutture energetiche in Italia. Dall’analisi emerge che le principali categorie di rischio sono: rischio partecipanti, rischi contrattuali, rischi tecnici/tecnologici, rischi di sviluppo e implementazione, rischi ambientali e autorizzativi. Nel paper si individuano inoltre la distribuzione per tipologia dei rischi in termini di numerosità e rischiosità e l’impatto che le singole categorie di rischio hanno sul CAPEX di progetto. Infine si esaminano la valorizzazione del rischio nel “progetto tipo” e i risultati ottenibili attraverso processi di mitigazione.
L’articolo di Vittorio Robello, analizza lo sviluppo dell’industria rinnovabile in Messico. Secondo l’autore, se da un lato le risorse tradizionali, come il petrolio e il gas naturale, stanno subendo, nell’ultimo periodo, alcuni rallentamenti, dall’altro le fonti rinnovabili occupano sempre più la scena. Eolico e solare rappresentano, senza dubbio, i settori con il maggior numero di aspettative di crescita durante i prossimi anni, ma vi sono anche considerevoli risorse idriche, geotermiche e biomasse. Ciò rende questo paese, in forte sviluppo economico, molto interessante per tutte quelle aziende energetiche che cercano nuovi margini attraverso investimenti in campo internazionale.
Infine, l’ultimo contributo di Jan Surowka, Presidente dell’EMS Energy, fa un’analisi della composizione del mix energetico polacco e del suo relativo piano di sviluppo energetico. L’autore rileva che il sistema energetico polacco è caratterizzato da una produzione di energia elettrica interna principalmente basata su carbone e lignite. Attualmente la produzione da fonti rinnovabili si attesta ancora attorno al 10,3%. Con il recente piano di sviluppo “Polska Polityka Energetyczna do 2030 roku” (Politica energetica polacca al 2030), nell’Aprile 2013 ancora in fase di approvazione, si definisce una policy orientata all’incremento della quota di energia da fonti rinnovabili fino al 17% entro l’anno 2020 e alla continuazione di tale politica fino al 2030. Il maggiore contributo sarà fornito da impianti a biomasse e impianti eolici onshore e offshore. Per questo motivo la Polonia oggi offre potenzialmente importanti opportunità di investimento per il mercato delle rinnovabili.

 
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