Numero 3/2008

 

 

La riforma dei Servizi Pubblici Locali dell'agosto 2008
Commenti di Barbara Antonioli, Federico Testa e Alberto Sciumè

Speciale Osservatorio Alleanze e Aggregazioni
Quali tendenze in Europa e in Italia?

Contributi di Andrea Gilardoni con Marco Carta e Rudy Papa, Alessandro Clerici, Luciano Lavecchia con Simone Cozialpi

Quali infrastrutture per l'idrico
Contributi di Alessandro Marangoni, Mario Rosario Mazzola, Orazio Ciliberti, Silvio Bosetti, Cino Serrao con Emanuela Papapietro, Paolo Romano

> Le politiche sulle rinnovabili dei grandi gruppi elettrici europei al 2015

> Ancora sugli ambiti territoriali nella distribuzione del gas naturale

> La composizione dei Consigli di Amministrazione influisce sui risultati delle aziende di servizio pubblico?

> I mercati dell'energia nel secondo trimestre 2008

> Servizi ambientali tra ideologie

 

L'opzione nucleare

Il 30 maggio presso la casa dell’energia di Milano questa rivista ha organizzato un seminario a porte chiuse sul problema del costo dell’energia nucleare (http://www.rivista-utilities.com/eventi2008.php) a cui hanno partecipato esperti nazionali ed internazionali. La spinta a realizzare questa iniziativa si inquadra nella revisione delle politiche energetiche italiane ed internazionali a fronte della tumultuosa crescita del costo del petrolio e del gas naturale. Appare cioè necessario riesaminare senza pregiudizi di sorta ogni possibile strada che consenta di aumentare la sicurezza del sistema energetico, contenerne i costi e rispettare l’ambiente. In tal senso anche il nucleare deve essere oggetto di nuova attenzione: la nostra si è focalizzata sugli aspetti economici ove, come spesso capita, prevalgono più i pregiudizi che le reali valutazioni. Nel primo saggio di Andrea Gilardoni, Marco Carta e Rudy Papa si inquadra il tema del costo del nucleare così come considerato da 14 studi internazionali sviluppati da importanti società ed istituzioni. Si tratta cioè di un esame comparativo che confronta i punti di vista dei vari autori e fa emergere convergenze e discrepanze. L’attenzione va ai temi delle riserve di uranio, delle politiche delle varie nazioni in materia, delle capacità installate o in programma, dei costi di generazione con riguardo ai vari Paesi, dei costi di costruzione, dei costi di O&M e di quelli del combustibile. Infine, ultimo ma non per questo meno rilevante, il tema del decommissioning circa il quale, più che problemi di costo si pongono questioni di natura tecnica e politica. Il saggio, oltre a fare il punto sui temi citati, solleva una serie di quesiti di rilievo al fine di affrontare consapevolmente la questione. Il secondo contributo è di Alessandro Clerici. Si tratta di una analisi articolata che ricostruisce il quadro a fine 2007 così come ricostruito nell’ambito di un gruppo di lavoro del World Energy Council. La posizione di Clerici sembrerebbe portare alla conclusione che la questione del nucleare vada riaperta per una serie di motivazioni strategiche ed anche perché è competitiva con le altre fonti da un punto strettamente economico. L’accurata analisi del peso del nucleare porta già oggi alla conclusione che tale fonte è per l’Europa assolutamente centrale (anche l’Italia, piaccia o non piaccia, consuma energia nucleare per una quota del 10-15% del suo fabbisogno annuo), ma anche alla riflessione che la crescita dei consumi, l’impatto ambientale delle altre fonti, i costi crescenti e l’obsolescenza degli impianti nucleari esistenti impone un rilancio serio del tema. Interessanti sono anche le considerazioni sul possibile ricorso alle tecnologie attuali (ovviamente migliorate e aggiornate) e quello a nuove tecnologie (tese ad esempio a massimizzare l’efficienza dell’uso dell’uranio).
Luciano Lavecchia e Simone Cozialpi sono due bravi studenti del Corso di Economia e Gestione delle Utilities dell’Università Bocconi. Certo, le loro competenze e conoscenze in materia di nucleare sono limitate agli studi universitari (a loro volta assai contenuti sul tema) e alle curiosità e agli approfondimenti personali. Tuttavia, abbiamo voluto pubblicare il loro lavoro per significare come due giovani attenti vedano un problema importante per il Paese. In fondo, la questione del nucleare tocca molto di più loro che i baby-boomers italiani che lo hanno affossato nel 1986. Gli Autori, partendo da una breve introduzione storica che ripercorre le principali tappe del nucleare italiano, si focalizzano sulle condizioni che l’Italia di oggi deve soddisfare per un possibile rilancio dell’energia atomica.

Quali infrastrutture per l'idrico

Il settore idrico è da anni nella paradossale situazione di essere considerato essenziale per lo sviluppo del Paese ed al contempo uno più problematici delle utilities. Infrastrutture obsolete e carenti, inefficienze gestionali, investimenti inadeguati, scarsità di risorse finanziarie, modesta redditività sono i principali mali che da tempo immemorabile affliggono il comparto, Tutto ciò è stato a più riprese oggetto di attenzione da parte di studiosi, istituzioni, legislatori ed operatori. Il dibattito è stato recentemente stimolato dal nostro studio “I benefici dell’innovazione nelle reti utilities”, riportato nello Speciale Idrico dello scorso numero della rivista. Questa ulteriore sezione dedicata all’idrico intende proporre altri qualificati punti di vista su alcuni dei temi chiave: la struttura ed il funzionamento delle reti (Silvio Bosetti), il ruolo degli enti locali (Orazio Ciliberti), il finanziamento degli investimenti (Mario Rosario Mazzola), le tecnologie ed i materiali (Emanuela Papapietro e Cino Serrao) e le reti tecnologiche del sistema idrico integrato (Paolo Romano). L’analisi di Bosetti, Amministratore delegato di Agam Monza e direttore di EnergyLab, pone il tema delle infrastrutture idriche nel più ampio quadro della qualità delle “reti tecnologiche locali”, come elemento centrale per soddisfare i bisogni dei cittadini. In questa prospettiva emergono diversi profili che intersecano i vari comparti utilities: dalla gestione coordinata del sottosuolo all’asimmetria delle norme settoriali, dalle attese dei consumatori ai profili di operation & maintenance. L’intervento propone poi alcune possibili azioni per migliorare la gestione delle reti in un’ottica integrata. Il contributo di Ciliberti, Vice Presidente dell’Anci, pone in evidenza il ruolo che gli enti locali possono e devono svolgere nello sviluppo delle infrastrutture di rete. Ciò nel quadro della più generale evoluzione del rapporto tra local utilities ed enti di riferimento, alla luce dei mutamenti profondi dell’industria delle utilities. La modernizzazione del settore idrico italiano, secondo Ciliberti, passa da una più generale liberalizzazione del comparto, che deve scegliere tra i diversi modelli possibili: da quello inglese di privatizzazione spinta a quello di liberalizzazione pubblica scandinavo, fino a quello concentrativo pubblico tedesco. In conclusione, il punto di vista dell’Anci è di superare la querelle tra pubblico o privato, puntando piuttosto sulla questione “investimenti e tecnologie”. Il saggio di Mazzola, Consigliere delegato di Mediterranea Acque e docente di gestione delle risorse idriche all’Università di Palermo, si focalizza su un altro tema chiave per lo sviluppo del sistema idrico integrato: il finanziamento degli investimenti. Premesse le difficoltà di definizione del loro corretto dimensionamento, il lavoro pone in evidenza le attuali criticità connesse all’assetto tariffario vigente. Ne consegue la necessità di esplorare nuove strade per sostenere l’ingente fabbisogno. Project financing, fondi rotativi, private equity sono alcune delle possibili soluzioni che, anche sulla scorta di interessanti esperienze internazionali (ma non solo), potrebbero consentire di superare l’empasse legato a vecchi schemi, non più sostenibili nel quadro dell’attuale finanza pubblica. Il contributo di Serrao-Papapietro, di Borealis, pone in luce la rilevanza delle tecnologie e dei materiali nella qualità del servizio fornito ai consumatori, sottolineando il peso di corrette scelte tecnologiche e progettuali. L’articolo pone in evidenza l’importanza e il contributo che l’innovazione tecnologica può dare alla risoluzione di alcune gravi criticità, quali i livelli delle perdite delle reti idriche e fognarie, che caratterizzano il nostro Paese. In ultimo, l’articolo di Romano (Amministratore Delegato di Smat Torino) esamina diversi temi cruciali per il funzionamento delle reti tecnologiche del servizio idrico integrato. Manutenzione e rinnovamento, corretta pianificazione degli investimenti e degli interventi, sistemi informativi, assetto giuridico e tariffario sono alcuni dei principali elementi di un insieme complesso ed articolato che assicura il ruolo strategico delle reti. Una gestione ottimale del sistema per ottenere al contempo adeguati livelli di servizio ai cittadini e il necessario ritorno degli investimenti alle imprese richiede un coerente interagire di tutti questi elementi. In conclusione, i diversi interventi hanno un sottile, ma chiaro, fil rouge. Emergono, infatti, vari elementi convergenti per una strategia di sviluppo e rilancio del settore idrico. In primis, il ruolo centrale della qualità del servizio e quindi degli strumenti, quali le reti, che la devono assicurare. Tecnologie, normative, soluzioni gestionali sono alcuni dei principali elementi di questo disegno. Secondo, la necessità di coordinamento ed integrazione: nelle strategie, negli interventi (tanto operativi che straordinari), negli investimenti, nel ruolo dei diversi soggetti che agiscono nel settore idrico. è un elemento chiave e ricorrente a tutti i livelli e in tutte le aree. Infine, ma non certo per importanza, la necessità di un approccio industriale (e non ideologico) ad un settore che, al pari di altri, quali ad esempio quelli energetici, è fatto di impianti, investimenti, risorse umane e finanziarie e nel quale il servizio ai cittadini non “piove dal cielo”, ma da un complesso ed articolato sistema industriale. Negli ultimi anni anche questo settore è cambiato profondamente e, nonostante le difficoltà, le imprese hanno avviato processi di grande trasformazione; si pensi, ad esempio, che nel giro di un quinquennio il grado di concentrazione del settore è più che raddoppiato. In conclusione, in un settore complesso e frammentato come quello idrico il cambiamento non si realizza ex lege (come purtroppo quasi tre lustri di legge Galli hanno dimostrato), né può essere il risultato dell’attenzione ad un solo aspetto, per quanto importante. La definizione di una nuova strategia di sviluppo del comparto richiede un approccio multidisciplinare e “laico”, che riunisca i diversi elementi: normativa, tecnologia, sistema tariffario, strategie e pratiche aziendali. Solo un indirizzo politico che saprà stimolare contemporaneamente tutti questi elementi potrà far uscire la nostra industria idrica dall’attuale “convalescenza” e portarla al livello di quelle dei Paesi europei più avanzati.

Academy

In questo numero vi è il solo contributo di Giovanni Fraquelli e Anna Menozzi sul problema della composizione dei consigli di amministrazione delle imprese nei SPL. Il tema è cruciale anche se non di agevole risoluzione, come dimostra la polemica sulla applicazione del sistema dualistico in Italia che mi permetto di definire all’Amatriciana. Già ci siamo occupati diffusamente del tema su questa Rivista (si veda, ad esempio, il numero 3-2006 con i contributi, tra gli altri, di Giovanni Valotti e della Fondazione Civicum). Questo contributo, tuttavia, cerca di misurare gli effetti sulle performance. Compito ovviamente non agevole. Il punto di partenza è l’applicazione della stakeholder analysis al caso di specie da cui emerge la centralità dell’azionista di controllo pubblico,
nella sua duplice accezione di sistema politico e di sistema amministrativo. La conclusione a cui giungono gli Autori (provvisoria ma significativa) è che la massiccia presenza di esponenti politici nei consigli delle 114 imprese considerate assicura una correlazione positiva con l’occupazione ma non una corrispondente correlazione con la redditività. Inoltre, si sostiene che la figura dell’amministratore indipendente dovrebbe essere ripensata, aumentando i requisiti di indipendenza.

Competitive Intelligence

In questo numero vi è, in primo luogo, il consueto contributo di approfondimento sui mercati italiani dell’energia di Peter Crilly. È descritto quello che probabilmente è stato il picco dei prezzi all’ingrosso sia di gas che di elettricità, che sono poi discesi nella fase iniziale del terzo trimestre dell’anno. Anche le quote di CO2 hanno manifestato una tendenza rialzista sia per fattori politici (le posizioni dei candidati Presidenti degli Stati Uniti), sia per fattori tecnici. Vi è poi di Giovanni Bordoni l’intervento ad un convegno in Bocconi del febbraio 2008. Bordoni stigmatizza gli effetti nefasti delle ideologie applicate nei servizi ambientali. La posizione dell’Autore è in particolare fortemente critica circa i processi di (pseudo) liberalizzazione. Poco utile è anche un dibattito lacerato (e confuso, aggiungeremmo noi) tra l’ideologia del mercato e quella di un pubblico di centenaria memoria. Nessuno invece guarda ai fatti reali, alle dinamiche in atto, ai concreti bisogni dei cittadini e alle modalità serie per meglio soddisfarli. Come si può quanto meno non riconoscere la piena fondatezza e legittimità di queste posizioni?
Infine, il contributo di Andrea Gilardoni e Marco Carta riassume uno studio compiuto da Agici Finanza di Impresa dal titolo “Fonti rinnovabili: strategie al 2015 dei grandi gruppi elettrici europei e italiani” (vedi per il lavoro completo: http://www.agici.it/guru.htm). Molti gli elementi che emergono. Tra gli altri: i consistenti investimenti in programma da parte della maggioranza dei Gruppi considerati, che dovrebbero superare i 50 miliardi di € al 2015; la forte concentrazione degli sforzi sull’eolico, che ha oggi buoni livelli di redditività; il ruolo di rilievo di alcuni Paesi rispetto ad altri nel promuovere lo sviluppo delle rinnovabili; i forti investimenti anche al di fuori dei confini europei ed in particolare negli Stati Uniti. In conclusione, lo studio evidenzia che i pur importanti impegni previsti potrebbero non essere sufficienti a raggiungere gli obiettivi europei del 20-20-20.

Ambiti territoriali e distribuzione del gas

Il 6 giugno 2008 si è tenuto a Milano un seminario organizzato dalla Rivista dal titolo “Ambiti territoriali nella distribuzione del gas”. Riflessioni e proposte sul documento di consultazione dell’AEEG. Nel corso dell’incontro si è sviluppata una ampia discussione sul tema (http://www.rivista-utilities.com/eventi2008.php). Riportiamo qui due contributi. Il primo è di Barbara Antonioli la quale, dopo avere ricordato gli estremi della questione, sviluppa una serie di riflessioni interessanti. Certo è che l’attuale frammentazione non ha più senso e va superata; più difficile è invece definire come, tenendo conto dei numerosi vincoli che vanno comunque considerati. L’Autrice sviluppa anche approfondimenti sul tema dei costi e delle possibili economie, che nel complesso possono assumere dimensioni anche molto significative. Il contributo di Eduardo Di Benedetto di Italgas, dopo avere enunciato i numerosi vantaggi che potrebbero derivare dalla formazione di bacini più ampi, formula anche alcuni indirizzi sulla possibile dimensione minima dando una indicazione dell’ordine dei 100.000-150.000 utenti che dovrebbe portare alla aggregazione anche di alcune Province di piccole dimensioni. Il contributo si sofferma poi sui temi del congelamento delle gare, della nuova riforma dei SPL (non ancora approvata alla data di stesura del lavoro), della questione della schizofrenia che viene introdotta dal riferimento a due legislazioni diverse (una generale dei servizi pubblici ed una di settore). Infine, si critica la possibilità del ricorso agli affidamenti in-house e quello della proprietà delle reti.

 


 

 

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