Numero 4/2009

 

 

Academy-AIDEA
Chalmin P. e Gaillochet C., "From waste to resource. World waste survey 2009"

Speciale Osservatori
Oltre la cultura del Non Fare. Lo sviluppo equilibrato delle infrastrutture
Contributo di Andrea Gilardoni, Stefano Clerici e Alessandra Garzarella
Un decennio dell'Osservatorio sulle Alleanze e le Strategie nel mercato Pan-Europeo delle Utilities
Contributo di Marco Carta e Luca Romè

I dibattiti di MdU
Come rilanciare gli investimenti nell'idrico?
Interventi di Raffaele Tiscar, Massimiliano Bianco, Giovanni Taglialatela, Andrea Bossola e Luigi Patimo

L'Opinione dei Protagonisti
La parola a Umberto Quadrino sulle strategie di Edison tra crisi della domanda e sviluppo delle infrastrutture

E ancora:
> Basta legislazioni sui servizi pubblici locali! Ragioniamo sulle filiere (cioè sulle industrie)

> I meccanismi di controllo nell'idrico e nei rifiuti nell'ottica delle autorità regionali

> I mercati all'ingrosso del gas e dell'elettricità nel terzo trimestre del 2009

> Il Life Cycle Assessment nel caso della gestione dei rifiuti

 

L'accreditamento AIDEA

La sezione Academy raccoglie i contributi di studiosi e ricercatori che, in via esclusiva o incidentale, si occupano dei settori dei servizi di pubblica utilità.
Questa sezione vuole rafforzare il collegamento, spesso troppo esile e non scevro di incomprensioni, tra sistema produttivo e sistema accademico. Il taglio dei lavori, mantenendo il rigore necessario, deve avere apprezzabili ricadute applicative; la forma espositiva deve porre in grado anche i non addetti ai lavori di cogliere i signifi cati fondamentali delle questioni trattate.
Al proposito, è virtualmente concluso l’accreditamento della Rivista e della sezione Academy, in particolare, da parte di AIDEA (Accademia Italiana di Economia Aziendale). Lo scopo è di favorire un ulteriore avvicinamento dei giovani studiosi alle tematiche della Rivista.
Ai fi ni dell’accreditamento è stato, tra l’altro, formalmente previsto:
1) un qualificato sistema di doppio referaggio anonimo che segue le regole previste dall’AIDEA;
2) un adeguato e qualificato numero di referee, costituito dai membri del Comitato Scientifico della Rivista integrati dagli esponenti del mondo accademico afferenti al Comitato d’Onore;
3) l’allargamento del Comitato Scientifico ad esponenti qualificatissimi dell’Accademia internazionale, in linea con gli obiettivi della Rivista di estendere sempre più l’attenzione alle realtà europee ed extra-europee;
4) di designare il prof. Giovanni Fraquelli a Direttore Scientifico della sezione Academy, per una durata triennale e secondo una logica di alternanza;
5) di attribuire al Direttore Scientifico, d’intesa con il Direttore della Rivista, la possibilità di nominare dei referenti per specifiche discipline.
La Rivista, dunque, continuerà ad accettare proposte di articoli per la pubblicazione nella sezione Academy modificando ed integrando le procedure esistenti con quelle sopra indicate.
Le altre Sezioni della Rivista manterranno le logiche editoriali attualmente esistenti di rigore, chiarezza e rilevanza delle tematiche e degli Autori.

 

Academy

Il lavoro che compare in questo numero propone una sintesi a livello mondiale realizzata da Phillippe Chalmin e Catherine Gaillochet dell’Università Paris-Dauphine sui sistemi di gestione dei rifi uti. Lo studio offre innanzi tutto una visione globale, per quanto possibile affidabile, dei volumi dei rifiuti prodotti nelle più importanti nazioni, stimando anche la produzione globale. L’approccio è di tipo comparativo: i dati dei singoli paesi sono posti a confronto ed anche modellizzati attraverso semplici regressioni. L’ampiezza dell’esame consente agli Autori di trarre alcune importanti riflessioni ad esempio sul rapporto tra tipologie e volumi dei rifiuti prodotti e stadio di sviluppo di un paese o anche tra modelli di gestione dei rifiuti e ricchezza di una nazione. Circa i modelli di gestione emergono ampie diversità che non impediscono, tuttavia, di proporre una spiegazione, ad esempio, circa le scelte di ricorso alla discarica piuttosto che ad altre forme di trattamento come il riciclo o la termovalorizzazione. Si illustrano anche le determinanti dei diversi approcci tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. Ne emerge, alla fine, una rappresentazione di indubbio valore scientifico e conoscitivo.

 

Speciale Osservatori

La nostra Rivista segue da sempre due importanti Osservatori di cui dà sistematicamente conto.
Innanzi tutto, il 19 novembre 2009 presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati il convegno annuale dell’Osservatorio su I Costi del Non Fare (www.costidelnonfare.com). Si riporta qui il documento presentato e discusso in quella sede.
In secondo luogo, il 18 febbraio 2010 a Milano – Palazzo Clerici, il prossimo workshop dell’Osservatorio sulle Alleanze e Strategie nel mercato Pan-Europeo delle Utilities (per aggiornamenti: http://www.agici.it/alleanze_e_strategie.php). Appare utile riportare alcuni risultati preliminari degli studi che saranno presentati e discussi in quella sede.
Commenti e suggerimenti sono sempre graditi.

 

I dibattiti di MdU
Come rilanciare gli investimenti nell'idrico?

Da questo numero ospitiamo una nuova rubrica denominata “I dibattiti di MdU”. Lo scopo è di mettere a confronto in modo sintetico ed efficace l’opinione dei protagonisti dei settori di nostro interesse su questioni di particolare rilevanza per il Paese.
Il primo tema oggetto di attenzione concerne la riforma del sistema idrico da troppo tempo bloccato da un lato da visioni idealistiche ed astratte, con forte sapore demagogico, e dall’altro, da interessi tesi a realizzare opere di dubbia utilità o a privatizzare, di fatto per un tozzo di pane e in quadro sostanzialmente deregolato, servizi che sono invece cruciali da un punto di vista economico e sociale. Sulle cause del ritardo del nostro Paese tutto si è detto e nulla vi è da aggiungere.
Il vero problema è come uscire dal guado; nello scorso numero della Rivista, con un nostro editoriale intitolato: “Riforma dei servizi idrici. Note per discussione” (scaricabile da: http://www.rivista-utilities.com/download/ed.3-2009.pdf), suggerivamo alcune ipotesi per il rilancio del sistema idrico.
In quel pezzo sosteniamo la necessità che, affinché gli investimenti nell’idrico decollino veramente, si fissi un chiaro assetto di regole, si modifichino le logiche di fissazione delle tariffe e, non ultimo, si aggiornino (o rifacciano) i piani idrici troppo spesso realizzati in modo discutibile. Si indica in una Autorità con un profilo simile a quella per l’energia una possibile soluzione.
Ecco dunque le posizioni di alcuni dei protagonisti dell’industria idrica italiana. Abbiamo chiesto contributi anche a qualificati esponenti del mondo politico senza ottenere allo stato risposte. Speriamo nei prossimi numeri di avere le opinioni di chi poi dovrebbe guidare la riforma.
Il primo contributo è di Raffaele Tiscar, Direttore Generale dell’Assessorato Reti e servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia. La sua posizione è decisamente perplessa. Da buon toscano non rinuncia ad essere chiaro: il disegno che Tiscar ha in mente ruota intorno ad una centralità delle Regioni/Province, da un lato, e del Ministero dall’altro (quale, però, non è detto). Secondo Tiscar, il modello contrattuale che oggi domina prevede (o dovrebbe prevedere) nella concessione tutti gli obblighi del concessionario; a che servirebbe, dunque, un altro organo? L’osservazione di Tiscar è teoricamente corretta ma discutibile nella pratica esperienza, anche lombarda. Ma un punto non mi trova d’accordo e cioè che un’Autorità indipendente aggiungerebbe profili di rischio perché il rapporto contrattuale non dovrebbe essere condizionato da regolazioni incognite future. Il vero “rischio” che blocca gli investimenti è proprio nella scarsa chiarezze delle regole; tutti i contributi che seguono confermano appieno tale punto. Inoltre, anche i rapporti di concessione sono incerti e, nella pratica, quasi sempre impugnati immediatamente dopo la loro firma e conducono a contenziosi perenni. Ma, dico io, siamo sicuri che non siano le AATO nella loro attuale configurazione a costituire il vero rischio? Vi sono casi in cui le AATO non si riuniscono da anni ad aggiornare la tariffa, come previsto contrattualmente, con evidenti impatti per l’operatore; ma anche in Lombardia, ove tutto sommato le cose funzionano decorosamente, non si può dire che gli AATO (laddove ci sono) siano la quintessenza dell’efficacia. In sostanza, la logica regolatoria, se ben applicata, riduce i rischi poiché fissa i precetti generali e anche specifici per archi temporali non inferiori ai 3/5 anni. Prova ne sia che nell’elettricità, con un’Autorità indipendente, in soli 13 anni si è quasi integralmente rifatto il parco di generazione del Paese.
Il contributo di Massimiliano Bianco, Direttore Generale dell’Acquedotto Pugliese, ruota intorno ad una chiara proposta: una legge quadro di settore, che fissi precisi confini nelle responsabilità centrale e locali e che accentri l’attenzione sulla valenza industriale ponendo in secondo piano i connotati ambientali e prettamente pubblicistici. Fondamentali sono per Bianco le regole del gioco e, in tal senso, chiaro è il richiamo alla necessità di una Autorità centrale che detti gli indirizzi e che lasci tuttavia ai livelli locali le scelte specifiche. Chiaro è anche il richiamo sul fatto che debba essere il (candidato) gestore a redigere i piani e non gli enti locali. Insomma, il punto è di uscire dall’equivoco e fare diventare il sistema idrico una vera industria.
Giovanni Taglialatela, Direttore Affari Regolamentari del Gruppo Hera, sottolinea come la transizione verso una logica industriale debba basarsi innanzi tutto sulla capacità di autofinanziamento delle imprese. Taglialatela spezza una lancia a favore del regolatore nazionale indipendente anche se non scorda il ruolo fondamentale delle Regioni per “tenere in considerazione le rilevanti differenziazioni territoriali”. Importante è che il regolatore sia dotato di poteri incentivanti, idonei cioè a spingere le imprese a raggiungere traguardi rilevanti dal punto di vista economico e sociale. L’attenzione si sposta poi sull’assetto dell’offerta: favorire la crescita dimensionale delle imprese e delle gestioni è un passo essenziale per molti motivi.
Andrea Bossola, Direttore Generale dell’Area Idrica del Gruppo Acea, esordisce ricordando come solo 5 su 68 affidamenti siano stati finanziati dal sistema bancario. Ma la posizione di Bossola non è favorevole ad una ridefinizione complessiva dell’assetto istituzionale del sistema, che farebbe perdere altri 10 anni senza costrutto, bensì è incline alla ricerca di alcuni, magari anche forti,
elementi correttivi all’attuale assetto; ciò riconoscendo anche i benefi ci apportati dalla riforma Galli. La questione di fondo sembra essere collegata al ruolo degli enti locali che, attraverso una ampia serie di comportamenti impropri, tolgono affidabilità al sistema. E si ritorna qui alla questione delle AATO e della loro effettiva capacità di governare il sistema.
Luigi Patimo, Country Manager per l’Italia del Gruppo spagnolo Acciona, enfatizza la necessità di una forte spinta alla liberalizzazione del sistema, sottolineando tuttavia con determinazione l’esigenza di un assetto regolatorio chiaro e forte; insomma una sorta di “doppio binario” che dia spazio agli operatori privati ma che garantisca efficacemente la tutela degli interessi pubblici. Di rilievo è poi la questione della riformulazione della tariffa, come quella dei piani d’ambito: per entrambi è necessario, secondo Patimo, una rigorosa e più omogenea metodologia di determinazione.
Quali conclusioni si possono trarre da questo dibattito? Lascio ovviamente al lettore di riflettere sulle posizioni tratteggiate. Mi permetto, tuttavia, di offrire alcuni spunti di sintesi che derivano proprio dall’attenta lettura dei contributi qui esposti, che sono tutti proposti da esponenti qualificatissimi del settore che certo hanno specifici interessi da sostenere (guai se non fosse cosi!), ma che
conoscono a fondo ciò di cui si tratta.
1) Non c’è dubbio che l’attuale assetto istituzionale e tariffario è inadeguato a favorire la modernizzazione del comparto.
2) Ogni rilancio, la cosa sarà un po’ cruda ma ahimè è questa, richiede quattrini e nessuno interviene in carenza di un assetto di regole chiare ed affidabili (5 piani finanziati dalle banche su 68!); e le amministrazioni locali o centrali certamente non possono supplire.
3) Da un punto di vista regolatorio, l’ampia articolazione delle problematiche dell’idrico, che vanno dalle località alpine con abbondanti risorse, alle zone più aride del Paese, rendono il contesto completamente diverso da quello dell’elettricità e del gas. È evidente la necessità di un ruolo più pregnante delle Regioni e delle realtà locali ma ciò impone, paradossalmente, una più forte e stabile capacità di indirizzo centrale.
4) Tuttavia, non appare opportuno avviare un processo di ridefinizione complessiva degli assetti istituzionali perché farebbe “perdere altri 10 anni”; appare invece preferibile intervenire su aspetti specifici.
5) Quanto detto suggerisce di non innestare nell’attuale Autorità per l’energia compiti anche sull’idrico ma di seguire un approccio strettamente settoriale; una ipotesi plausibile è, ad esempio, quella di rafforzare su una decina di punti i poteri del COVIRI e delle Regioni, stemperando contestualmente quello degli AATO. Tutto ciò nella prospettiva di aumentare la chiarezza dei ruoli.
6) Piena convergenza sembra esserci sulla inadeguatezza grave (o gravissima) delle AATO a gestire processi complessi. Anche su questo punto una riforma appare urgente.
7) Centrale è poi la questione della tariffa e delle regole con cui essa va applicata. Essa deve, tra l’altro, prevedere forti incentivazioni al raggiungimento dei risultati o, addirittura, al loro superamento.
8) I piani d’ambito vanno nella stragrande maggioranza rifatti e una particolare attenzione va dedicata a ciò che li rende inaffidabili, e prima di tutto le carenze conoscitive che vanno risolte con soluzioni transitorie.

 

Competitive Intelligence

Il primo contributo è di Federico Testa. Lo studioso, e anche policy maker nella sua qualità di deputato, sviluppa un’articolata riflessione, che crediamo ampiamentecondivisibile, sul significato di servizio pubblico locale. La conclusione è molto semplice: non ha gran senso discutere in chiave orizzontale la tematica dei cosiddetti servizi pubblici locali per una ampia serie di ragioni, di cui non ultima la sostanziale diversità dei vari servizi considerati. Serve invece un deciso approccio settoriale, o verticale, che ovviamente consideri i profili locali di ciascun comparto. In altri termini, basta parlare di legislazione sui servizi pubblici locali; è necessario invece procedere con decisione a delle norme di settore, con ciò ponendo in evidenza il valore vero delle risorse considerate, facilitando il percorso educativo essenziale per affrontare, come dice Testa, “temi che hanno a che fare con il bene comune e la qualità della vita di una comunità”. Su questa posizione la Rivista è da tempo schierata con fermezza, come i nostri lettori ben sanno.
Il secondo contributo è di Lucia Pitzurra e Andrea Cirelli che, dalla loro posizione rispettivamente di garanti (Lazio) o di autorità regionali (Emilia-Romagna), sviluppano alcune riflessioni sul tema degli indicatori di prestazione nei rifiuti e nell’idrico. Tale tema è senza dubbio di grande attualità anche ai fini della costruzione di policy di settore.
Il lavoro di Peter Crilly descrive con la consueta chiarezza la dinamica dei mercati energetici nel terzo trimestre del 2009. L’elemento forse più rilevante riguarda lo scostamento non modesto tra prezzi del gas nei mercati a breve e prezzi nei contratti take or pay. La questione ha ovviamente numerosi impatti, non ultimo le grosse difficoltà che si trovano ad affrontare quei gruppi, come Eni, che hanno importanti contratti di fornitura con prezzi ancorati a quello del petrolio. All’origine della problematica vi è il crollo dei consumi europeo e mondiale oltre che la crescita dell’offerta di gas anche attraverso il GNL.
In ultimo, Stefano Clerici e Eva Pellegrini presentano alcune interessanti riflessioni sul tema del Life Cycle Assessment applicato al caso della gestione dei rifiuti a livello territoriale.

 

 


 

 

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